Alumni UCSC a Bruxelles


Alessandro CHIODINI, Project Adviser presso la Commissione Europea

A volte ti chiedi come ci sei finito qui, e dai uno sguardo al passato per capire il presente. Il passato è appunto: laurea, master e dottorato. Laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari e Master Europeo presso l’Università degli Studi di Milano e dottorato presso la sede di Piacenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Da una piccola città di provincia al cuore dell’Europa, il passo è breve, o comunque non troppo lungo; la valigia di cartone è stata sostituita da una in plastica rigida e un biglietto di una compagnia low cost. Grazie al Dottorato, che prevedeva un periodo di formazione all’estero, sono arrivato a Bruxelles nel settembre del 2007 continuando a lavorare per il mio dottorato. Nel 2011 ho conseguito il titolo di Dottore in  Agrisystem con una tesi sulla valutazione del rischio derivante dai residui di pesticidi negli alimenti. Quando mi sono dottorato eravamo poco più di una decina adesso i dottori Agrisystem sono 133.

Di quella decina, dal 2011 ad oggi, qualcuno è rimasto a lavorare in Italia, altri in Europa e chi è andato oltre. Con molti di loro siamo ancora in contatto; questo è reso più facile dal fatto che Bruxelles è un centro nevralgico di interesse, quindi prima o poi ci si passa. Il sentimento di coesione che ho provato durante gli anni del dottorato è ancora saldo in noi.

Lo studio del sistema agroalimentare, oggi sempre più complesso, richiede nuove competenze: gli aspetti scientifico-produttivi devono essere integrati con gli aspetti economico-giuridici, questo è esattamente quello che è il dottorato Agrisystem: riunire studenti da facoltà come economia, giurisprudenza ed agraria per fornire loro una base didattica, che si svolge nel primo anno di dottorato, comune ai tre indirizzi di ricerca per poi approfondire le tematiche legati al proprio ambito di ricerca.

Il fatto di dover ritornare sui banchi di scuola, per dover apprendere nozioni di altre discipline, è stato fondamentale per poter meglio comprendere le diverse sfaccettature del sistema agroalimentare.

Dopo il dottorato, ho continuato a lavorare nel settore agro-alimentare prima come scientific project manager per un’organizzazione non governativa che si occupa di sicurezza alimentare, nutrizione ed ambiente poi come project adviser per la l’Agenzia Esecutiva della Ricerca (REA), una delle sei agenzie esecutive finanziate dalla Commissione Europea, e si occupa dei finanziamenti del programma quadro Horizon 2020, sempre nel settore della sicurezza alimentare e della nutrizione.

«Il sentimento di coesione che ho provato durante gli anni del dottorato è ancora saldo in ognuno di noi»

Lidyia SIMOVA, Rappresentante dell'Assemblea Nazionale della Repubblica di Bulgaria presso il Parlamento Europeo

Nel 2004 sono partita da Sofia per iscrivermi alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università Cattolica di Milano.

La scelta del paese dove proseguire con gli studi non era casuale: avevo già il diploma del Liceo Italiano di Sofia. Essendo una scuola particolare il liceo lavora anche tutt'oggi in stretta collaborazione con lo stato italiano che da parte sua procura dei professori italiani che vengono a Sofia per insegnare letteratura, storia, geografia e pure matematica in italiano. Avendo sostenuto esami di maturità simili a quelli dei miei coetanei in Italia, sono riuscita a iscrivermi al corso di laurea triennale di Scienza politica e delle relazioni internazionali.

Siamo arrivati alla Cattolica circa in dieci ragazzi bulgari e siamo stati tra i primi dei nostri connazionali a farlo, infatti, il personale dell’amministrazione universitaria sembrava un po’ sorpreso dal nostro arrivo en masse, visto che in quel momento c'erano in totale 3 o 4 studenti bulgari che frequentavano la sede di Milano! La Bulgaria non era ancora parte dell’Unione europea e questo comportava alcuni ostacoli che fortunatamente non erano insormontabili, anche grazie alle borse di studio che si riusciva a ottenere.

Dopo la triennale ho continuato, sempre nella facoltà di Scienze politiche, con la laurea specialistica in Scienze politiche e dell’integrazione europea che ho completato con successo nel febbraio del 2010. Nel frattempo ho fatto anche un tirocinio presso la Rappresentanza della Commissione europea a Milano e questa esperienza mi ha ispirato a provare a lavorare con o nelle istituzioni europee nel futuro.

Nel 2011 ho deciso che era tempo di tornare in Bulgaria, visto che in Italia le prospettive professionali per i neolaureati in discipline umanistiche non erano incoraggianti. Ci è voluto un po’ di tempo per intraprendere una carriera nel mio ambito prediletto, ma alla fine ci sono riuscita. Nel 2014 ho cominciato a lavorare come esperto presso la Commissione sugli Affari europei nell’Assemblea Nazionale della Bulgaria (il parlamento). Nell’inverno del 2017 ho avuto l'opportunità di essere parte del gabinetto del vice-primo ministro responsabile per la preparazione del Semestre della Presidenza bulgara del Consiglio dell’UE, nel governo di transizione. Dopo il mio rientro al parlamento mi è stata conferita la carica di rappresentante del Parlamento bulgaro presso il Parlamento europeo per il periodo 1 luglio 2017 - 31 dicembre 2018, che mi ha portato a Bruxelles.

Sono grata all’Università Cattolica per l’accoglienza e le opportunità che mi ha dato, e soprattutto per la formazione professionale. Gli studenti spesso si chiedono se certi corsi o libri saranno davvero utili nelle loro future attività lavorative e io ho notato con soddisfazione che nel mio caso la risposta era prevalentemente sì.

«Sono grata all’Università Cattolica per l’accoglienza e le opportunità che mi ha dato, e soprattutto per la formazione professionale»

Sophie FALSINI, Desk Officer for Cooperation and Development - Permanent Representation of Austria to the European Union

Ricordo ancora il giorno dell’iscrizione, quando alla domanda «Quali lingue vorrebbe studiare?» ho improvvisato un «russo e inglese». 5 anni dopo mi ritrovo a Bruxelles, mi occupo di Africa, Pacifico e Caraibi presso la Rappresentanza Permanente dell’Austria all’Unione Europea e penso che quella sia stata una delle scelte migliori che io abbia potuto fare.

Mi hanno chiesto di scrivere la mia storia, descrivere il mio percorso, raccontare “come ci sono riuscita”. Ma la mia storia non ha niente di speciale, perché speciali sono state le persone che mi hanno aiutato ad arrivare fin qui.

Mi sono laureata in Lingue e Relazioni Internazionali all’Università Cattolica di Milano. I tre anni della triennale mi hanno aperto gli occhi alla bellezza della letteratura russa e al fascino del Medio Oriente e il connubio tra geopolitica e storia mi ha permesso di guardare il mondo da un’altra prospettiva. Pochi giorni prima della mia laurea triennale il Prof. Giovanni Gobber, mio relatore di tesi, mi suggerisce di conseguire la mia laurea specialistica presso l’Università tedesca Viadrina. Poche ore dopo, fidandomi cecamente di un professore che ho sempre stimato, avevo già scaricato tutti i documenti necessari per l’iscrizione al corso di laurea in Studi Europei. Tuttavia, prima di iniziare un nuovo capitolo della mia vita, decido di prendermi un anno sabbatico e di lasciarmi trasportare dal caso. Il primo semestre dopo la laurea lo passo all’Università di Friburgo (Germania). Li continuo il mio studio delle lingue e, dopo mesi passati a mettermi alla prova in una classe di madrelingua, mi viene offerta l’occasione di fare diversi stage in Russia durante l’estate. A Febbraio faccio i bagagli e parto alla volta di San Pietroburgo. All’Università mi iscrivo a corsi di storia, matematica e geopolitica, non tanto per la rilevanza di questi temi quanto perché volevo “abbuffarmi” il più possibile di una lingua che non ha mai smesso di affascinarmi. Dopo qualche mese decido di movimentare le cose e inizio a fare uno stage presso l’ufficio internazionale dell’Università e presso un asilo. Passano i mesi e con le notti bianche di San Pietroburgo alle porte mi metto in viaggio verso Mosca. Accompagnata dall’afa e dalle conoscenze inaspettate passo l’estate lavorando nel dipartimento di politica internazionale di un famoso quotidiano.

Ad Ottobre ritorno in Germania e da quel momento in poi sono ufficialmente una studentessa tedesca. Mi specializzo in studi Europei dell’Est, faccio un Erasmus in Estonia e a Febbraio 2016 sono finalmente pronta per conseguire dei tirocini. Da sempre interessata ai diritti umani lavoro alcuni mesi con Human Rights Watch e da Settembre a Dicembre decido di trascorrere alcuni periodi di ricerca tesi in Ucraina per studiare la crisi dei rifugiati interni. Nel frattempo inizio a lavorare per Uzbek-German Forum for Human Rights, una ONG Uzbeca che si occupa di monitorare le violazioni dei diritti umani nei campi di cotone. Giorno dopo giorno inizio a rendermi sempre più conto di quanto il mio lavoro e il destino di tutte quelle ONG che ho imparato a conoscere fosse intrinsecamente legato ad una piovosa e ventosa città del Belgio, Bruxelles. Decisa di voler capire il funzionamento della macchina istituzionale dall’interno mi candido per il tirocinio “Blue Book” della Commissione Europea. A Marzo inizio a lavorare per la Direzione Generale Giustizia e Consumatori (DG JUST), occupandomi di riforme di giustizia nel Balcani e nell’Europa dell’Est. Il tempo passa velocemente e dopo 5 mesi arriva il momento dei saluti e della ricerca del lavoro “vero”. Parecchie candidature dopo vengo assunta come ricercatrice junior per il programma Sicurezza e Difesa presso il think-tank romano “Istituto Affari Internazionali”. Dopo aver goduto della bellezza di Roma, mia città natale, mi metto nuovamente in marcia per Bruxelles. Una telefonata inaspettata mi comunica che avrei lavorato per il Ministero degli Esteri Austriaco e in particolar modo avrei fatto parte del team che avrebbe guidato l’Austria verso la presidenza del Consiglio. Ed eccomi qui, dopo anni di studio e di tirocini, alla Rappresentanza Permanente dell’Austria all’Unione Europea.

Il mio percorso è stato tutt’altro che lineare, ma è stata la bellezza del prendere strade secondarie che mi ha dato la possibilità di scoprire e di scoprirmi. Ho potuto mettere alla prova la mia testardaggine, la mia incoscienza e la mia voglia di fare, ma ripensando al mio primo giorno al cinema Gnomo, penso che è soprattutto grazie alle tante persone che ho incontrato sul mio cammino che sono arrivata fin qui. Ed è per questo che le ringrazio.

«E' soprattutto grazie alle tante persone che ho incontrato sul mio cammino che sono arrivata fin qui. Ed è per questo che le ringrazio»