Franca Dall'Ara

General Manager and Strategic Consultant


Milanese di Bresso, Franca Dall’Ara ha la voce ferma, pulita, il piglio di una donna abituata alle decisioni. «Mantengo sempre il sangue freddo, in ogni situazione. Forse è questo l'unico segreto. Ho imparato proprio durante gli anni universitari come gestire la tensione. Ho avuto docenti austeri, anche la tesi in Diritto della previdenza sociale ha richiesto disciplina mentale».

Come era la Cattolica nei primi anni Ottanta?

Ricordo un ambiente pacato, tranquillo. Si studiava molto, si ragionava, senza interferenze politiche. E’ stato l’aspetto che più ho apprezzato. Rispetto al liceo che avevo frequentato e agli altri atenei cittadini, il clima era molto più rilassato dal punto di vista politico e ideologico. Questo mi ha permesso di concentrarmi sullo studio. Non era certo calma piatta, ma si viveva nella giusta serenità. Il rapporto con i professori era formale; molto li ricordo anziani e tutti incutevano molta soggezione. Ma faceva parte del gioco e del ruolo.

Come ricorda le sue giornate?

Passavo quasi tutto il tempo in università, non scappavo mai a casa dopo le lezioni. Nonostante abbia frequentato l’Ateneo da pendolare, ho vissuto intensamente gli spazi di Largo Gemelli, le biblioteche, le aule studio. Raramente studiavo a casa e dopo le lezioni mi fermavo a preparare gli esami, da sola o in compagnia. La maggior parte delle volte studiavo in gruppo; con qualche chiacchiera la fatica pesa meno.

Quali sono stati i corsi e gli incontri fondamentali per la sua formazione universitaria?

Sono stata colpita dalle lezioni di Diritto civile e di Diritto del lavoro. Entrambe le cattedre erano tenute dal professor Luigi Mengoni, ottimo docente. Non a caso sono state le discipline che mi hanno accompagnato nella mia vita professionale. Poi c’è un incontro perso; in quegli anni si iniziava a parlare di informatica giuridica, ma io non ne capii l’importanza e scelsi di non frequentare il corso. Oggi me ne pento.

Qual è stato il maggiore insegnamento che ha tratto durante gli anni dell’università?

Sono stati gli anni in cui ho capito cosa significasse la parola tensione, e soprattutto ho imparato come gestirla, controllarla. Quando sei di fronte a un professore, appena prima di un esame, o quando hai molte pagine da terminare in poco tempo, non puoi permetterti di farti prendere dal panico. Imparare a gestire la tensione e le difficoltà è stato fondamentale per la mia carriera, come, in generale, per la mia vita.

Come ha ottenuto la prima esperienza lavorativa?

Sono stata fortunata: non ho mai dovuto mandare un curriculum. Mi sono laureata nella sessione di novembre e già a marzo sono stata assunta in Telecom, alle risorse umane. Devo tutto a una segnalazione fatta dall'Università attraverso il servizio che collega gli studenti con il mondo del lavoro. In Telecom sono rimasta quattro anni, occupandomi molto di diritto sindacale e di diritto del lavoro, facendo sponda tra ufficio e tribunali.

Dopo Telecom, il gruppo l’Espresso.

Nel 1990 sono passata alla Manzoni, la concessionaria di pubblicità del gruppo l’Espresso. Nella mia carriera non si è creata nessuna brusca interruzione: ho continuato a lavorare nelle risorse umane, occupandomi soprattutto di diritto sindacale e cause di lavoro. Ma sono stati quattro anni particolarmente intensi e utili. Ho dovuto gestire le procedure per numerose situazioni di cassa integrazione, con tutte le problematiche che questo tipo di procedura comporta.

Non deve essere facile conciliare l’interesse dell’azienda con quello dei dipendenti.

Ovviamente è l’azienda che dà lo stipendio, quindi bisogna mantenere i nervi saldi e non farsi coinvolgere troppo. D’altra parte, in tutta la mia carriera ho sempre tentato di prestare il massimo dell’attenzione alle persone. Quando una delle mie dipendenti mi comunica di essere incinta ne sono felice. Non bisogna rinunciare alla famiglia per il lavoro. Io non l’ho fatto: a trentacinque anni mi sono sposata e ho una figlia. Credo anzi di averlo fatto tardi e alle mie colleghe più giovani consiglio di sposarsi presto e di pensare dopo alla carriera.

Non si rischia però di rinunciare alla soddisfazioni lavorative?

Credo sia fattibile, certo occorre grande determinazione. Dipende dalla professionalità e dalla motivazione del singolo. Le difficoltà a coniugare famiglia e lavoro si possono superare con l’organizzazione. Ovviamente si deve mettere in conto di affrontare molti sacrifici, corse e levatacce. Anche il lavoro del partner è importante: io ci sono riuscita perché mio marito è docente universitario. Se anche lui fosse stato un manager, uno dei due avrebbe dovuto rinunciare. Ma più di tutto questo è fondamentale essere inseriti in un’azienda che ti tuteli e ti supporti nei momenti di difficoltà.

Un’azienda ideale.

Un’azienda difficile da pensare e da gestire, ma non così lontana dalle reali possibilità. Nel mio lavoro mi guida un obiettivo: far crescere l’azienda ma senza avere per fine il solo profitto. I guadagni sono il mezzo per continuare a esistere. E se l’azienda esiste, le famiglie dei miei 1800 dipendenti vivono meglio. E’ il senso che tento di imprimere alla mia dirigenza.

Ha studiato Giurisprudenza, ma oggi si occupa di economia.

E’ vero. Avevo studiato Giurisprudenza per non avere niente a che fare con le tabelline, mentre oggi vivo tra i numeri. Il passaggio è stato graduale. Ho dovuto colmare molte lacune e per questo ho seguito corsi di preparazione in ambito economico e finanziario.

Credo abbia modo di entrare in contatto con molti giovani, attraverso il sistema stage. Cosa ne pensa?

Ritengo che lo stage sia una fase fondamentale nella formazione professionale. Da noi arriva tanta gente: io scelgo gli stagisti perché credo in alcuni di loro e investo nella loro crescita. So che per loro sarà un periodo faticoso. Vengono pagati poco pur lavorando tantissimo. In compenso sono sacrifici necessari che, se affrontati con lo spirito giusto, ripagano. Solo che un terzo del personale con cui oggi lavoro in passato è stato nostro stagista.

Cosa direbbe agli studenti che vorrebbero un domani ricoprire posizioni lavorative simili alla sua?

Di applicarsi molto ma senza mai perdere il contatto con la realtà. Io non sono una laureata a pieni voti; non sempre serve annientarsi tra i libri. Sono altrettanto utili forza, tenacia e determinazione.

Presenza, 2010 - Ne ha fatta di strada di Cristina Lonigro