Giorgio Buccellati

Archeologo


Laureato in Lettere classiche in Università Cattolica nel 1959, ha poi intrapreso studi in Austria, a New York dove si laurea in filosofia alla Fordham University, a Chicago dove approfondisce la filologia orientale e studia archeologia. Giovanissimo nel 1962, partecipa alla sua prima missione in Iraq come epigrafista, lavorando agli scavi di Nippur, città sacra dei Sumeri. Due anni dopo, nel 1964 visita la missione italiana a Ebla, dove in seguito verranno scoperti gli scavi reali. Da questo momento entrerà a far parte della commissione internazionale per la pubblicazione dei testi.

Oggi l'archeologo divide l'anno in due semestri: uno lo trascorre a Los Angeles, all'Università di California (UCLA), dove è professore emerito a conclusione di una lunga carriera iniziata da docente nel 1968. Qui, insieme alla moglie Marilyn, archeologa e sua compagna in tutti gli scavi, ha fondato nel 1973 l'Istituto di Archeologia, un punto di riferimento internazionale. Il secondo semestre lo trascorre in Italia, in Val d'Ossola, dove scrive e prepara corsi.

Devo riconoscere che gli anni 1954 - 1959 hanno segnato profondamente la mia formazione non solo per la qualità degli studi ricevuti, ma anche e soprattutto per l'autorevolezza dei miei insegnanti. Sono stati veri maestri di vita oltre che docenti capaci e competenti. Quel periodo ha continuato a esercitare una grande influenza sul mio modo di guardare alla storia degli uomini, al passato, alle domande profonde che muovono ogni essere in qualsiasi civiltà o epoca storica si trovi a vivere. Mi piace ricordare il nome di questi miei maestri che ritengo siano stati un patrimonio prezioso e costituiscano tuttora una eredità culturale importante. Eccoli, me li vedo ancora in aula e attraversare i chiostri: Sofia Vanni Rovighi, Mario Apollonio, l’amato padre Giovanni Rinaldi docente di Ebraico e lingue semitiche comparate, il rigoroso Giuseppe Billanovich di Filologia medievale. Non posso poi dimenticare Giuseppe Lazzati ed Ezio Franceschini.

Nel mio lavoro, grazie agli strumenti dell'ermeneutica, della linguistica e con l'aiuto della tecnologia digitale che mi ha consentito di incrociare migliaia di dati, mi sono concentrato sulla decodificazione della cultura nel suo insieme. Da qui sono partito per entrare nelle logiche e nei sistemi di pensiero cogliendo le strutture delle tradizioni, la loro continuità fino ad arrivare a ricavare i punti fermi di una civiltà, a vederne l'applicazione nei costumi e nei comportamenti, a disegnare gli assetti istituzionali civili e religiosi con le loro trasformazioni nel tempo.

Ragione e scienza governano l’ordine della vita. La coerenza del reale è l’assioma fondante del politeismo, come lo è, oggi, del pensiero scientifico. La Mesopotamia sviluppa una cultura opposta al monoteismo. La fede nella realtà sostituisce la fede in un Dio vivente e fedele. Credo che questi brevi cenni bastino a comprendere la vicinanza con la Mesopotamia e a proseguire gli scavi in quel pensiero.

Tratto da Presenza, 2014 - Ne ha fatta di strada di Giovanni Santambrogio