Manuela Soffientini

General Manager Cluster Italia Electrolux


È la prima donna alla guida di Electrolux nel nostro Paese e l’unica a ricoprire un incarico così importante a livello europeo. Manuela Soffientini, milanese, laureata alla facoltà di Economia in largo Gemelli, dal 2012 è amministratore delegato Italia della multinazionale che detiene una delle fette più consistenti del mercato mondiale degli elettrodomestici. Ingaggiata dal gruppo svedese durante uno stato di crisi, ha tutelato le posizioni dei lavoratori in Italia e rilanciato il business.

La sua carriera ha preso le mosse dai chiostri dell’Ateneo, senza un chiodo fisso in testa, ma cercando di chiarire strada facendo gli obiettivi. «Sapevo che l’Università Cattolica mi avrebbe offerto un percorso aperto, senza chiedermi di decidere subito che tipo di specializzazione prendere» racconta. «Durante gli studi ho incontrato quella che sarebbe stata la mia passione: il marketing. Sono rimasta affascinata da questo insegnamento ed è nato in me il desiderio di intraprendere una carriera in questo ambito. E così è stato. Da quel momento in avanti tutto si è rivelato molto più chiaro».

Quanto hanno influito gli studi sulla sua carriera?

«Sono stati fondamentali. Quando ho frequentato l’Università, il percorso di studi non era così ricco di insegnamenti specifici come oggi, ma sono stati sufficienti a preparami al meglio e fornirmi gli strumenti per aver chiara la strada da intraprendere professionalmente. L’Università mi ha permesso di capire e valorizzare quello che poi è stato il mio approccio al marketing e alla comunicazione».

Dopo gli studi, come si è affacciata al mondo del lavoro?

«Dopo la laurea sono stata contattata direttamente dalle aziende che mi hanno subito inserita in un programma di recruitment. Tutto questo è stato anche merito dell’Università Cattolica, reputata dalle multinazionali più importanti uno tra i migliori atenei in termini di preparazione degli studenti e qualità degli insegnamenti. E da lì è partito il mio percorso lavorativo».

Ha rivestito ruoli importanti in diverse multinazionali. Dal 2012 è amministratore delegato di Electrolux, subentrando al precedente in un momento difficile per l’azienda. Come sono stati gestiti gli anni della crisi?

«Sono entrata in azienda un po' prima della dichiarazione dello stato di crisi. Quella di Electrolux è stata una scelta di rottura con un modello di gestione molto tradizionale, che premiava soprattutto la continuità con il management Zanussi. È stata però anche una scelta molto forte in termini di cambiamento di genere al vertice. Infatti, sono stata la prima donna ad assumere una posizione così importante in Electrolux e lo sono tuttora in Europa. Le discontinuità sono state gestite non senza conflitti ma con grande cautela da parte dei manager, a protezione di una realtà importante a livello territoriale e per l’intera industria manifatturiera italiana».

Tra la fine del 2015 e i primi mesi del 2016 lo stato di crisi di Electrolux è terminato. Come è stato percepito questo momento positivo?

«C’è stato un grande contributo da parte di alcuni manager storici che hanno lavorato in modo professionale e sono stati aperti alle nuove istanze dell’azienda. Siamo molto soddisfatti nel vedere che Electrolux, da un punto di vista industriale, abbia ritrovato un equilibro che permetta di tutelare le posizioni dei lavoratori in Italia. Diversa è la situazione del business: sicuramente è molto migliorato, ma il percorso di crescita, che ci vede impegnati a raggiungere alti livelli di profittabilità, è ancora lungo».

Cosa significa essere una donna manager nel nostro Paese?

«Non ho mai trovato particolari ostacoli o chiusure mentali. Certo, se una donna ha un progetto personale o di famiglia possono insorgere delle difficoltà. Questo è un punto che va equilibrato e, avendo avuto figli, credo di averlo gestito molto serenamente, senza compromettere troppo le mie esigenze personali. Poi la vita è fatta di incontri, fortuna e occasioni che bisogna saper cogliere. Però non posso dire di aver incontrato barriere discriminatorie o limitazioni al mio lavoro. Oggi sempre più aziende sono guidate da donne. Questo conferma che lo spazio è disponibile e che non ci sono ostacoli culturali così forti come molti credono».

Ci sono differenze nell’approccio uomo-donna per quanto riguarda la gestione di un’azienda?

«Non credo. Le modalità con cui si svolge un determinato ruolo, come quello dell’amministratore delegato, sono sempre le stesse, così come le competenze che si devono mettere in gioco. Quello che può cambiare è il touch: una donna magari si muove in termini di interpretazione della leadership in modo diverso, basandosi meno sull’autorevolezza e più sulle competenze e sulla visione strategica. Onestamente credo di non essere diversa dai miei predecessori per quanto riguarda lo stile, ma sarebbe da chiedere ai miei collaboratori».

Electrolux è una multinazionale di nazionalità svedese. Come cambia il modo di lavorare nel Nord Europa?

«Lavorare con gli svedesi è bellissimo. Sicuramente una delle esperienza più positive che io abbia mai fatto da un punto di vista sia professionale che umano. In generale, lavorare con i Nord europei è estremamente gratificante: un’esperienza rigorosa e impegnata, ma senza rinunciare a nessun aspetto di rilevanza per il buon funzionamento del business. I valori che corrispondono a Electrolux sono quelli che mi sento di promuovere e condividere sempre: rispetto e capacità di valorizzare le persone, nonostante l’ambiente di lavoro sia molto competitivo».

Sulla spinta di quanto già accade in Nord Europa, Electrolux sta attuando una rivoluzione digitale: in Italia è stato da poco introdotto lo smart working. Come è stato accolto?

«Le persone hanno la possibilità di lavorare un certo numero di giorni da casa, stabilendo i propri orari, ma con una reperibilità che deve essere assicurata. Lo smart working è stato accolto molto positivamente dai dipendenti, non solo dalle donne ma anche dagli uomini. Io e il capo del personale abbiamo dato una grande spinta a questa pratica perché siamo convinti che se le persone lavorano in un ambiente che permette loro di stare più concentrate e comode con i propri impegni, possono essere anche più produttive. In Electrolux siamo tutti estremamente favorevoli all’home working e spingiamo molto i dipendenti a praticarlo».

Dopo la crisi che ha colpito il settore negli ultimi anni, come pensa che possa evolversi in futuro l’industria manifatturiera in Italia?

«Penso che il futuro dell’industria nel nostro Paese sia molto complesso. In Italia ci sono diverse aziende manifatturiere eccellenti, ma con problemi di competitività per quanto riguarda i costi. Una multinazionale che continua a mantenere la propria posizione sul territorio italiano, da un punto di vista produttivo, sta facendo una scelta di qualità. Ma non sempre la qualità riesce a essere competitiva in termini di costi e le aziende si trovano sempre più spesso costrette a equilibrare questo fattore con la presenza in Paesi dove i costi del lavoro sono decisamente più bassi. C’è inoltre il tema della rigidità: se la produzione non riesce a sostenere completamente il costo degli impianti, la flessibilità che offre l’Italia è completamente diversa da quella che possono mettere a disposizione i Paesi dell’Est europeo».

Data la sua esperienza, ha qualcosa da suggerire agli studenti che frequentano oggi i chiostri di largo Gemelli e della altre sedi dell’Ateneo?

«Il mio consiglio è di essere sempre pronti ad affrontare le diversità che vengono poste dai contesti multinazionali, se si vuole operare in aziende eccellenti a livello mondiale. Sapere bene l’inglese è fondamentale. Inoltre è importante essere flessibili e soprattutto cercare di realizzare i propri sogni. Tutto è più facile se si riesce a seguire la propria aspirazione».

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