Maria Cristina Farioli

Director of Industries and Business Development at IBM


Responsabilità, impegno e determinazione. Maria Cristina Farioli, laureata in Economia aziendale in Cattolica nel 1985 - in soli tre anni e otto mesi, e con quattro esami in più - è ora Director of Industries and Business Developmente di IBM Italia, una delle più grandi aziende informatiche al mondo. Il suo ruolo non la spaventa, anzi. Chiaccherando con lei si capisce come sia sempre alla ricerca di nuove sfide che la mettano continuamente alla prova.

Lei si è laureata in Cattolica in Economia aziendale, che ricordi ha di quegli anni? Quanto sono stati importanti per arrivare dove è adesso?

Ho un ricordo bellissimo, mi piaceva tantissimo studiare e amavo stare in Cattolica, tanto che arrivavo la mattina alle 8 per andare via la sera alle 20. Durante quegli anni, poi, ero parte attiva della politica universitaria e quei miei interessi mi hanno anche spinto a fare quattro esami in più al di fuori del mio corso di laurea. Nonostante questo sono riuscita a concludere i miei studi in anticipo. Il professore che mi ha capito di più è senza dubbio Luigi Filippini, con cui ancora adesso c’è un rapporto di stima reciproca. Mi considerava una studentessa modello. Ricordo ancora il giorno in cui sono andata a chiedergli la tesi e lui mi ha proposto di studiare il mercato del lavoro in Scandinavia. A me non convinceva l’idea, ci ho pensato su e dopo tre giorni sono tornata con una controproposta: la robotica in Fiat. Lui mi ha detto che la conosceva poco, ma mi avrebbe aiutata e mi avrebbe firmato tutte le lettere di presentazione. Ero lasciata libera di fare, pur essendo costantemente seguita. Ma non c’era solo lui, ho avuto altri grandi maestri. Ricordo le lezioni di Alberto Quadrio Curzio in cui non ci volevamo perdere una singola parola, quelle con Gianfranco Miglio e quelle del professor Piero Giarda di Economia finanziaria.

Questo suo amore per l’università non si è perso, tanto che adesso tiene delle lecture in diversi atenei italiani.

E’ vero, rimango sempre con la passione per gli studi e per gli approfondimenti. D’altronde, con lo stesso professor Filippini, anche dopo l’ingresso in IBM, ho continuato a collaborare per sette anni tenendo un seminario del suo corso di laurea.

Portare testimonianza nelle università è altamente stimolante, perché ti trovi di fronte a giovani che sono sempre più aperti e più lucidi, hanno voglia di provocare e per noi è un modo per confrontarsi e vedere le cose da un punto di vista diverso.

Spesso chi lavora nel mondo delle aziende tende a cambiare diverse realtà, cercando di differenziare il proprio curriculum. Lei invece ha scelto un percorso diverso rimanendo sempre in IBM. Come mai?

Quando sono entrata io c’era un’altra filosofia e un altro mercato del lavoro. E’ vero, sono in IBM da metà degli anni ’80 ma ho costantemente cambiato ruolo. Ho fatto la consulente per la strategia, mi sono occupata di sicurezza, di piccole e medie imprese, di software, di mercati competitivi e poi di smart city. La bellezza del mio percorso è proprio questa, che non mi sono mai annoiata perché ho dovuto sempre reinventarmi.

L’azienda in cui mi trovo è affascinante perché è ricca di contenuti, ha 104 anni di storia che equivalgono a oltre un secolo di innovazione. E se guardo avanti vedo altrettante cose stimolanti che l’IBM nei suoi centri di ricerca sta facendo, per me questo rappresenta motivo di orgoglio e di arricchimento. In questi 30 anni ovviamente ho avuto dei momenti di sbandamento in cui mi sono detta “adesso vado”.

Ai giovani consiglio di provare una multinazionale perché è altamente formativo, ma poiché il mercato del lavoro si sta evolvendo è importante cambiare e confrontarsi con realtà diverse.

Da Presenza, 2015 – Ne ha fatta di strada di Niccolò De Carolis