Direttore del reparto di emodinamica delle cardiopatie congenite del bambino e dell’adulto, St Thomas’ Hospital e dell’Evelina Children’s Hospital di Londra | Medicina e Chirurgia

Gianfranco Butera

Da Lamezia Terme a Roma, poi Parigi, Milano e oggi Londra, il Dottor Gianfranco Butera è cardiologo pediatra esperto di cateterismo interventistico nelle cardipatie congenite. E' stato tra i primi a sviluppare in modo strutturato un programma di cardiologia interventistica fetale intervenendo su patologie cardiache che avrebbero compromesso la vita del nascituro.

Dopo il diploma al liceo Scientifico “Galileo Galilei” di Lamezia Terme, Gianfranco Butera si iscrive alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica di Roma dove consegue la laurea nel 1993 fino a agli studi Specialistici in Pediatria


Qual è il ricordo degli anni trascorsi in Università Cattolica?

Venivo da una piccola città del sud Italia ma portavo con me la forza dei valori familiari ed umani caratteristici del nostro Paese e della tradizione cattolica. L’esperienza in Università ha però rappresentato la possibilità di fare sbocciare quei valori e portarli ad ulteriore compimento.

La vita nei collegi universitari è stata un’esperienza di indipendenza, convivenza, talora non facile ma spesso feconda di incontri preziosi, l’occasione di vita comune nel rispetto reciproco, la nascita di amicizie durature. Inoltre si faceva esperienza delle diversità culturali e regionali che spesso culminavano in epiche cene in cui ognuno condivideva con gli altri le specialità di casa.

Molto importante inoltre la guida sapiente degli assistenti spirituali quali Don Roberto De Odorico, Don Lorenzo Leuzzi, Don Gianni Zappa.

Infine la scoperta dell’amore e la creazione di un progetto di vita familiare con mia moglie conosciuta tra i banchi dell’Università.

Ricordo poi infine i lunghi giorni di studio, la responsabilità verso i sacrifici dei miei genitori, la gioia e la spensieratezza dei periodi che seguivano i giorni impegnativi degli esami.


La scelta dell’Università Cattolica è stata significativa nel suo percorso formativo e professionale?

Direi proprio di sì poiché ho avuto la possibilità di far crescere la mia cultura medica in un ambiente organizzato, concentrato ed ordinato. Il livello scientifico dei professori è sempre stato molto elevato e diversi hanno rappresentato un chiaro esempio d’impegno e professionalità. Infine, la presenza di un’atmosfera cattolica mai oppressiva, ha ulteriormente fatto sviluppare la mia attenzione verso la persona nella sua interezza familiare e sociale e non solo come “patologia” o come “organo”.

A questo riguardo, molto formativa è stata l’esperienza con il gruppo Tobia che rappresentava un gruppo di volontari impegnati ad incontrare i malati per sviluppare iniziative per far passare il lungo tempo delle degenze ospedaliere.

Durante quello stesso periodo c’è stato anche l’anno di Servizio Civile presso la Caritas Diocesana in cui ho lavorato come medico nell’ambulatorio di Via Marsala vicino alla stazione Termini e poi come medico su un camper attrezzato nei campi nomadi delle periferie romane. Incredibile esperienza di conoscenza di persone, culture, tradizioni e valori.



Nel 1996 decide di trasferirsi per qualche anno a Parigi all’Ospedale Necker Enfants Malades dove si specializza in cardiologia pediatrica e cardiopatie congenite. Sono gli anni in cui collabora con i Professori Kachaner e Sidi e con il Professor Bonhoeffer, il grande pioniere delle valvole trans catetere. «Ho collaborato con loro a tanti progetti scientifici – sottolinea il Dottor Butera - e perfezionato così la mia formazione acquisendo il Diploma Universitario in Cardiologia Pediatrica dell’Università Paris V».

Nel 2000 torna a Milano e inizia la carriera professionale presso il policlinico San Donato Milanese IRCCS dove ha lavorato fino a qualche mese fa. Nello stesso periodo completa la formazione con la specializzazione in cardiologia e nell’ambito della ricerca con il conseguimento del Diploma del Global Clinical Scholars Research Program dell’Harvard Medical School di Boston.

Autore di più di duecento articoli specialistici e di vari testi specialistici, è in particolare modo orgoglioso di aver coordinato lo sforzo condiviso di oltre 40 autori internazionali per il testo intitolato “Cardiac Catheterization for congenital heart disease: from fetal life to adulthood” (Springer- Nature, 2015).

«E’ stato scaricato in rete più di 70.000 volte! – afferma entuasiasta – E soprattutto rappresenta un testo di riferimento per la Formazione, tanto che è stato tradotto anche in cinese nel 2016».

E’ stato Presidente del Working Group of interventional Cardiology della European Association of Pediatric Cardiology nonchè Visiting Professor in varie università internazionali incluse Pechino, Bordeaux e Boston. Infine è associate member dell’Harvard Medical Alumni Association (HMAA) dal 2015.



Da qualche mese si è trasferito a Londra, di che cosa si occupa attualmente?

Sono stato contattato per assumere la direzione del reparto di emodinamica delle cardiopatie congenite del bambino e dell’adulto del St Thomas’ Hospital e dell’Evelina Children’s Hospital di Londra. Queste strutture rappresentano un punto di riferimento internazionale nell’ambito del trattamento trans catetere delle cardiopatie congenite. Qui sono nate le procedure fetali, le procedure di angioplastica valvolare pediatrica e molte altre procedure tuttora utilizzate nel mondo. E’ quindi un grande onore per me aver ricevuto l’incarico di dirigere questa struttura e di portare il bagaglio di passione, entusiasmo, esperienze e idee che ho maturato nel tempo.


Quali sono le novità in ambito clinico per le cardiopatie congenite?

In primo luogo, le novità riguardano lo sviluppo di nuovi materiali per il trattamento delle patologie valvolari nell’ambito delle cardiopatie congenite.

Un altro aspetto di innovazione riguarda l’integrazione di varie modalità di acquisizione delle immagini (ecografia, TC, Risonanza, angiografia) per guidare le procedure interventistiche: la realtà aumentata e l’olografia sono vicine ad essere utilizzate in ambito clinico. Qui a Londra sto collaborando con un grande progetto che ha lo scopo di integrare tutte le modalità di imaging in un'unica piattaforma che ci guidi nei nostri interventi.

Un terzo ambito riguarda l’interazione con ingegneri biomedici che consentono di simulare le procedure prima di effettuarle e di modellizzare le patologie allo scopo di migliorare la comprensione dei meccanismi patologici. Con il supporto dell’Editore internazionale Springer-Nature sto sviluppando un progetto editoriale insieme a moltissimi ingegneri e medici da tutto il mondo su questo affascinante argomento.

Sfruttando materiali già esistenti ma con un approccio innovativo è possibile trattare patologie ancora considerate di sola pertinenza chirurgica. Ad esempio il caso del difetto interatriale seno venoso di una paziente non suscettibile di chirurgia e molto compromessa, che ho trattato proprio prima di spostarmi a Londra, è stato il primo del genere in Europa.

Infine, durante questi primi mesi a Londra sto prendendo contatti per sfruttare i progressi delle nanotecnologie e dei biomateriali per sviluppare nuovi stent e nuove valvole più innovativi ed efficaci.


Oltre al suo impegno professionale, da oltre 15 anni il medico lametino sta portando avanti un progetto umanitario di sviluppo della cardiologia e cardiochirurgia pediatrica in Camerun con il Cardiac Centre Shisong.

In Africa sub-sahariana non esisteva un centro di questo genere ed in Africa le cardiopatie rappresentano la seconda causa di morte tra i bambini. Per questo abbiamo formato diversi medici e volontari, creando un centro cardiopatico gestito dalle suore francescane di Bressanone. Questo centro è stato sviluppato con la preziosissima collaborazione dell’Associazione Bambini Cardiopatici del mondo, fondata dal Professor Frigiola e dalla Professoressa Cirri, e dall’Associazione Cuore fratello, fondata da Don Claudio Maggioni e dai Missionari Cappuccini della Lombardia (Padre Angelo Pagano).

Ricordo con particolare emozione il primo viaggio a Shisong-Camerun per l’inaugurazione dell’ambulatorio di cardiologia nel 2002. Eravamo ancora molto lontani da Shisong ma nei villaggi che attraversavamo incontravamo una festa incredibile. Avevano saputo del nostro arrivo dall’Italia per visitare i bambini ammalati di cuore. Per tutti i villaggi, attraverso cui passiamo, ci accolgono con grandi onori: la strada ed il viaggio erano stati molto pesanti ma l’accoglienza inattesa ci ha ripagato di tutto. Lungo la strada i bambini erano vestiti a festa, ornati con fiocchi rosa meravigliosi. Guardo con attenzione: è carta igienica! Poveri materiali ma con la fantasia ed il calore dell’accoglienza sono impagabili!

Arriviamo finalmente a Shisong, un po’ malandati ed impolverati, però il piazzale davanti all’ospedale è pieno di mamme e bambini in attesa della visita al cuore. Per alcuni si tratterà della prima visita cardiologica della loro vita. Appena arrivati iniziamo a visitare i bambini che già da alcuni giorni sono in attesa all’ingresso dell’ambulatorio con le loro mamme. L’inaugurazione avvenne qualche giorno dopo e ci fu ancora un’esplosione di colori, gioia ed entusiasmo, canti e balli. Anche noi siamo trascinati! Durante la messa il vangelo è quello dei talenti: quale messaggio più appropriato! Bisogna darsi da fare!

Il progetto è proseguito negli anni successivi fino ad arrivare alla formazione di medici e personale locale, all’apertura di un centro di cardiochirurgia e cardiologia interventistica moderno. Medici locali in questo centro effettuano circa 120-150 procedure cardiochirurgiche ed interventistiche all’anno.



Cresciuto agli scout sotto la guida di don Saverio Gatti, nel suo lavoro quotidiano mantiene sempre vivo uno degli insegnamenti di Baden Powell «Guardate lontano, e quando credete di star guardando lontano, guardate ancor più lontano».

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Gianfranco Butera

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