Emilio Beltrami

Un’esperienza internazionale ma solide radici made in Italy


Laureato in Scienze Politiche nel 2002, é stato il primo a svolgere lo stage al Sebrae (Agenzia Nazionale per il Sostegno alle PMI) in Brasile. Da qualche mese è stato chiamato dalle Nazioni Unite come Innovation Expert Senior Consulting presso UNIDO.

Qual è stato il suo percorso professionale?

Dopo la laurea in Scienze Politiche Internazionali con la Prof.ssa Beretta, ho iniziato a prodigarmi per cercare lavoro e ho trovato uno stage con la Promos, l’agenzia della Camera di Commercio per le attività internazionali, la quale aveva un progetto di cooperazione internazionale insieme alla Banca Interamericana di sviluppo di Washington e il Sebrae - Servizio brasiliano di appoggio alle piccole e medie imprese. L’obiettivo dello stage era favorire la crescita e la competitività delle imprese in Brasile, sul modello di sviluppo delle pmi italiane basato sui distretti industriali. In particolare, il mio stage si è svolto in un distretto industriale nel nord-est del Brasile, nel settore calzaturiero. Dopo sei mesi, sono rientrato in Italia per concludere questo percorso post laurea e, alla fine su invito del Sebrae Nazionale e della Banca Interamericana, mi sono trasferito definitivamente a Brasilia.

Dal 2005, ho svolto l’incarico di Consulente per la Cooperazione Internazionale presso il Sebrae e ho avuto modo di continuare a collaborare con l’Università Cattolica, in particolare con l’Altis.

E’ da poco entrato in UNIDO: una nuova sfida?

Sì, dopo un percorso lungo ormai 10 anni, ho avuto l’opportunità di accedere a un processo selettivo internazionale con le Nazioni Unite, nello specifico con UNIDO, il braccio delle Nazioni Unite che si relaziona con lo sviluppo industriale. Da qualche mese, ho iniziato un nuovo percorso professionale all’Ufficio Unido di Brasilia, dove stiamo sviluppando un progetto legato alla green economy e alle attività di diminuzione dei gas serra legati al protocollo di Parigi.

E’ una nuova sfida ma ho delle basi solide: attraverso le conoscenze e il metodo acquisiti in Università Cattolica e l’esperienza professionale precedente, ho maturato un bagaglio culturale che mi permette di lavorare a questo nuovo progetto nelle catene produttive di larga industria per lo sviluppo di biomasse.

La scelta dell’Università Cattolica è stata significativa nel suo percorso formativo e professionale?

In relazione al periodo universitario, vanno sottolineate due grandi componenti: la prima è la capacità dell’Università Cattolica di organizzare il percorso formativo. Io all’epoca ricordo che lavoravo il weekend e nei periodi estivi perché dovevo mantenermi a Milano, quindi il tempo che avevo per accedere alle informazioni era poco. Grazie all’organizzazione interna dell’Ateneo, riuscivo a raccogliere tutte le informazioni necessarie per i miei esami e questo è stato sicuramente un differenziale positivo che mi ha permesso di laurearmi più agilmente. Inoltre, un altro fattore che tengo a sottolineare sono stati i valori trasmessi, che si basano sia sulla cultura cristiana ma anche legati al mondo del lavoro, etici, della famiglia, quei valori che permettono all’alunno di crescere in un ambiente favorevole allo sviluppo culturale della persona.

Da alumnus si sente ancora legato al suo Ateneo?

Assolutamente sì! Sono davvero grato alla Cattolica di avermi dato la possibilità di entrare in un mercato internazionale con lo stage e, oggi, di continuare a dialogare in forma costruttiva a livello professionale. Ancora oggi, infatti, lavoriamo con Altis, per la formazione di alti dirigenti dei sistemi industriali brasiliani e delle agenzie di sviluppo in Brasile.

Io identifico la Cattolica come luogo d’eccellenza per la formazione continua della persona, quindi ogni volta che ritorno, ritrovo le peculiarità, le caratteristiche che mi hanno formato: è come se fosse uno scoglio in mezzo al mare dove aggrapparsi. In un mondo così “travolgente”, le persone hanno bisogno di ritornare a casa, nel sistema territorio, dove si è nati e cresciuti e quindi dove si rincontrano i propri valori. Anche rispetto alle imprese, le aziende vogliono internazionalizzarsi ma quando sei all’estero vedi il made in Italy, e tu capisci che rivendi quello che è genius loci.

Se dovesse descrivere la Sua esperienza in Università Cattolica con una parola, quale utilizzerebbe?

Interpretazione: perché l’Università Cattolica è stata come una lente di ingrandimento che mi ha permesso di leggere il mondo e, soprattutto quello che sono la nuova società, le complessità di un mondo globalizzato e definire una mia strategia per interpretare i cambiamenti e l’oggi nel miglior modo possibile. 

L'intervista

Emilio Beltrami racconta la sua nuova esperienza professionale legata alle Nazioni Unite e come gli studi in Cattolica siano stati fondamentali per raggiungere determinati risultati, soprattutto per uno «sviluppo culturale della persona».